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Fiat – Un museo dedicato alla 500 nella città della Toyota

Da oltre 60 anni, la simpatia suscitata dalla Fiat 500 continua a mietere fan in ogni parte del mondo. Uno di questi, il giapponese Seiro Itoh, le ha persino dedicato un piccolo polo museale, allestito in un edificio blu a Nagoya, la città della Toyota. Visitabile su appuntamento, il Museo della Cinquecento ospita una collezione di Cinquini piuttosto rari e curiosi, anche per noi italiani: tra i suoi esemplari non mancano la spiaggina Ghia Jolly, la Sport del 1959, una 500 “americana” dello stesso anno – riconoscibile per i grandi fari -, la primissima serie del 1957 e diverse Abarth, depoca e moderne.

Un grande amore. Del resto, si tratta di un museo che raccoglie tutta la passione del suo fondatore per la vettura italiana, ovvero un amore di lunga data. Ho visto per la prima volta questa macchina quando ero bambino, ci spiega Itoh, oggi 64enne. Un uomo era in piedi sul sedile, con la testa e il corpo che uscivano fuori dal tetto: rimasi impressionato nel vedere un’auto così piccola. In età adulta, mi sarei reso conto di non aver sognato e che quella vista durante linfanzia fosse unauto italiana. La 500, tuttavia, non è stata la sua prima vettura europea: In precedenza ho avuto unAbarth Ritmo 130 TC, che avrei venduto dopo diversi anni perché aveva bisogno di numerose riparazioni, racconta. Sono passato poi a una Lotus Elan Super Sprint, altra auto dei miei sogni, ma a causa di un cattivo servizio di manutenzione non sono riuscito a godermela come avrei voluto. Alla fine, stufo della vettura, ho acquistato una Cinquecento (nelle mail e al telefono, Itoh ama chiamare lauto in italiano, ndr).

LItalia nel cuore. Anche quell’esemplare, una “F” blu scuro, non ha avuto però grande fortuna: Mi diede problemi fin dal primo giorno. Allepoca, nel 1987, a Tokyo cerano sì e no un paio di centri specializzati per questa vettura, e lofficina del dealer dal quale lacquistai non seppe mai ripararla correttamente. Nonostante ciò, quel Cinquino fu per Itoh il primo di una lunga serie: Da allora, ho capito che questo modello non è semplicemente una piccola auto, ma qualcosa di simile a un animale domestico. A poco a poco, ho conosciuto meglio il modello e lItalia, rendendomi conto delle superbe caratteristiche dellindustria della vostra Penisola.

Non solo Cinquini. Uninfatuazione per il modello, quindi, ma anche per la produzione motoristica tricolore. Del resto, oltre alle tredici 500 conservate nel museo, Itoh possiede unodierna Fiat Panda e due rarità che farebbero felice qualunque collezionista: un’ASA 1000 GT degli anni 60, prodotta in un centinaio di esemplari e soprannominata la Ferrarina – per il suo propulsore sperimentale sviluppato a Maranello e lo stile, nato dalla mano di Giorgetto Giugiaro, che richiama le Rosse dellepoca -, e una monoposto Formula Fiat Abarth 2000. Vedo le auto come sculture, ma solo alcune vetture italiane mi danno lidea di esserlo sul serio: il loro design è vera bellezza, commenta.

Museo itinerante. Sebbene realizzata nel 2001, lidea del museo nasce già negli anni 90, quando Seiro Itoh, titolare di unazienda che esporta tessuti colorati alle isole Hawaii, inizia a selezionare le auto della collezione con laiuto del ligure Andrea Fortunato. Entrambi sono delegati per il Giappone del Fiat 500 Club Italia, che annovera a sua volta un museo a Garlenda, nel savonese: Il mio preferito, assieme al Centro Storico Fiat di Torino, sottolinea Itoh. Dopo sette anni a Tsuruoka, nella prefettura di Yamagata, la collezione nipponica torna quindi a Nagoya: Il piano è quello di trasferire la struttura in una nuova località ogni dodici anni. Ciononostante, il Museo è tornato nella mia città dopo solo sei anni, anche se lo spazio espositivo, di 300 metri quadri, è limitato. Sebbene un solo lavoratore sia addetto alla struttura, sono in totale sette le persone che si occupano delle sue attività, tra web designer, digital marketer, pr e altre figure.

La missione. Peraltro, questo polo museale è anche un punto di riferimento per quei giapponesi che sono alla ricerca di una 500 restaurata da acquistare: Non ricordo bene le cifre, ma potrebbero essere circa 400 quelle finora vendute. Del resto, valorizzare e rimettere in circolazione i vecchi Cinquini è una vera e propria vocazione per Itoh: Col passare del tempo, gli esemplari circolanti diminuiscono e molti diventano degli odiosi rottami di ferro. Per questo voglio acquistare tutte le 500 in cattive condizioni prima che vengano rottamate, per poi farle ripristinare dai carrozzieri italiani con la speranza di vederle ancora su strada per altri 30 anni, ci spiega. Francamente, penso che questo non debba essere un mio compito, ma del vostro governo, perché la vettura rappresenta un simbolo dellauto e del design del vostro Paese, commenta. In Italia ci sono molti musei dove è possibile ammirare veri capolavori, ma nessuno si impegna a preservare le 500 ancora circolanti: ciò è molto triste.

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