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Stellantis – Fiom: “Francesi attenti all’automotive, l’Italia non ha un piano”

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Sarà anche per colpa della crisi di governo, ma l’esecutivo Conte non sembra per nulla attento a quanto sta avvenendo all’interno del settore automobilistico, a partire dalla nascita di Stellantis. E sindacati hanno iniziato a esprimere a più riprese i loro timori. L’ultimo dei rappresentanti ad alzare la voce è stato il segretario nazionale e responsabile Automotive della Fiom-Cgil, Michele De Palma, che alla trasmissione Omnibus di La7 ha svelato un particolare che rende bene l’idea di quanto le istituzioni francesi abbiano guardato con attenzione all’operazione di fusione tra la Fiat Chrysler e la PSA e alle sue conseguenze per il settore automobilistico, comparto cruciale di ogni Paese industrializzato. 

Contattati dall’ambasciata. “Durante la pandemia – ha spiegato il sindacalista – un funzionario dell’ambasciata francese ci ha chiesto un incontro per uno scambio di idee e per conoscere il parere della Fiom sulle questioni che riguardano l’Automotive. Io, invece, ho dovuto fare appelli in tutte le sedi e scrivere lettere formali al governo per poter avere possibilità di interloquire”, ma senza ottenere alcun riscontro. “I francesi – ha proseguito De Palma – ci hanno chiesto cosa ne pensiamo degli interventi che andrebbero fatti per l’auto. Abbiamo presentato le nostre proposte, che riguardano il nostro sistema-Paese”. Al contrario, il “nostro governo non ci ha chiesto nulla”. 

Non abbiamo piani. “I francesi – ha sottolineato ancora De Palma – hanno definito un programma per l’auto, i tedeschi hanno presentato un loro piano. Noi non abbiamo fatto nulla. Noi abbiamo varato i bonus, loro invece politiche per riportare la filiera dell’auto all’interno del proprio sistema Paese”. Con queste parole il rappresentante della Fiom ha ribadito ancora una volta i timori espressi dai sindacati italiani per la scarsa attenzione prestata dall’esecutivo nei confronti del mondo delle quattro ruote, e ancor di più di Stellantis. Negli ultimi giorni, non solo dopo l’incontro con l’amministratore delegato Carlos Tavares, diversi sono stati gli appelli dei sindacalisti. Basta leggere alcune dichiarazioni per capire quanto l’assenza della politica, a parte le dichiarazioni del vice ministro dell’Economia, Antonio Misiani, su un ormai tardivo ingresso dello Stato nell’azionariato del nuovo gruppo, sia diventata oggetto di allarmi o auspici di vario genere e grado. “Ci aspettiamo – ha affermato per esempio Roberto Benaglia, segretario generale della Fim-Cisl – che il governo italiano svolga un ruolo positivo e attivo per il rafforzamento della presenza del settore dell’auto nel nostro Paese, con particolare attenzione al gruppo Stellantis, per l’importanza che l’automotive ha in termini occupazionali e tecnologici. 

Politica assente. Sempre dalla Fim-Cisl, il segretario nazionale Ferdinando Uliano ha auspicato che “chi ha responsabilità al governo del Paese non aspetti molto a incontrare l’ad di Stellantis, realtà fondamentale per l’economia del Paese”. Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, ha infine messo sotto accusa un “attendismo della politica che non ha pari tra i Paesi europei: non c’è un confronto, un piano organico sul settore. Si potrebbe continuare ancora con altre dichiarazioni, ma il concetto ribadito è sempre lo stesso: Roma deve prestare più attenzione al settore automobilistico. Del resto, analoghi appelli al governo sono arrivati anche da chi si confronta ogni giorno con in sindacalisti, ossia i datori di lavoro e, nello specifico, dalle organizzazioni di rappresentanza dell’automotive come l’Anfia, l’Unrae o Federauto. Peccato che, a parte il rinnovo degli incentivi alla rottamazione, non ci sia mai stato un riscontro forte e puntuale: in tal senso è emblematico il caso del tavolo per l’automotive, aperto nell’autunno del 2019 ma del tutto inconcludente.

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