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Project 50 – Dallara Stradale: leredità analogica dellIngegnere – VIDEO

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Quando vedo vecchie foto o film in bianco e nero che mostrano le sportive degli anni 50 o 60, resto senza parole per quelle proporzioni squisite e a misura d’uomo. Al netto dell’estetica, che personalmente adoro, penso siano proprio le relazioni tra le misure a rendere quelle auto così raffinate e desiderabili. Tra l’altro c’è qualcosa di molto moderno nelle loro dimensioni, ovvero l’essere fit’, per dirlo alla moderna maniera: ossia agili e snelle, cucite addosso a chi le guida e le gode. Puoi leggerci qualcosa di molto giocoso, anche: in effetti, sembrano proprio i giochi per grandi che cerchiamo nelle auto. Col tempo, il peso e le dimensioni sono levitate per accontentare confort e sicurezza (sacrosanto), eppure anche nel recente passato sono esistite auto capaci di lasciare di stucco per via di queste proporzioni sexy perché compatte; due esempi su tutti? BMW M3 E30 (lunga 435 cm, come un’Audi A3 Sportback per intenderci) e Porsche 911 serie 993 (426 cm, come una Fiat 500X): pensate, più corte di 44 cm e 26 rispetto alle loro eredi contemporanee, vale a dire BMW M4 e Porsche 911 serie 992; più sicure delle auto della Dolce vita, certo, ma senza dubbio spacciate di fronte alle dotazioni di sicurezza di oggi. Eppure il tema delle proporzioni umane esiste e impalpabilmente è protagonista di tutte quelle auto di ieri che ci sciolgono in un sorriso. 

Bordo Strada. Riporto questa riflessione dai cigli delle strade in cui quest’anno mi sono ritrovato a incitare le terribili vecchiette’ della 1000 Miglia. Auto rombanti: acerbe nella loro velocità pionieristica, ma terribilmente sexy proprio nelle loro proporzioni umane. E giocose, certo, tanto che i bambini le guardano con gli occhi spalancati. Ho seguito la Freccia Rossa con la Dallara Stradale (telaio 001) dell’Ingegnere. Il grande, vero, festeggiato dei 50 anni della Dallara e del nostro modo di celebrarla, il #Project50. Lui è la persona che ha saputo interpretare il Motorsport – del recente passato e contemporaneo – con lungimiranza, sempre all’insegna della sicurezza: è l’italiano (costruttore) più vincente di sempre, idolo di Indianapolis (e dell’Indycar) e – passatemi il termine – grande vecchio dell’automobilismo. Che sia padre nobile della Lamborghini Miura è cosa nota, ma credo che la sua ultima fatica con la targa, la Stradale, sia il vero testamento della sua storia d’amore con le quattro ruote. L’ha sognata, voluta e fatta per andarci in giro e godere vita e natura: guardatevi il video qui sopra, spiega meglio di mille parole la sua filosofia. E la sua natura umana.

Sulle strade della CISA. La 1000 Miglia è stata una scusa, la verità è che abbiamo approfittato del suo percorso per riportare a casa’ la Stradale. Fare, insomma, una guidata su quella Cisa che tanto affascinò il Gian Paolo Dallara bambino e che l’ispirò, in seguito, nel suo percorso di avvicinamento all’ingegneria automobilistica. Lui, l’Ingegnere, la sua auto se l’era immaginata per goderla proprio sulle strade dove l’abbiamo portata. Per viverla alla sua maniera e capire due cose. La prima è che la qualità assoluta di questo progetto è l’anticamera della guida perfetta, sempre, della Stradale: della sua scheda tecnica saprete tutto, ma ogni volta che ci salirete sopra – e in qualunque strada sarete – troverete sempre una nota, una sfumatura, un profumo che vi farà rinnamorare di quell’idea pazza che vi ha portato a desiderarne una. La seconda è che ha proporzioni meravigliose, compatte, umane. Nella sicurezza del carbonio e con le prestazioni di cui è capace l’aria ammaestrata da un’aerodinamica professionale. Proporzioni compatte quindi (419 cm), guarda un po’. Per sentirtela sempre un po’ addosso, senza troppo spazio attorno. Come quelle auto di ieri che ci fanno battere ancora il cuore dal ciglio della strada. Perché con lei tutto è concentrato sulla guida e sull’avventura. Scusate, a cosa servono in fondo le auto sportive? Non perdete le parole straordinarie dell’Ingegnere in questo documento video, buona visione.

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